IL ROSSO E IL BLU: Quando insegnare diventa una missione

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Il rosso e il blu: un libro interessante e coinvolgente scritto da Marco Lodoli, scrittore ma soprattutto insegnante in un liceo di Roma. Egli racconta le sue quotidiane giornate a contatto con allievi dai quattordici ai diciotto anni scontrandosi con il difficile ma appassionante mestiere di insegnante. In particolare, come egli afferma, mette in evidenza “i cuori ed errori della scuola italiana”: dall’esame di maturità, al bullismo, dalle gite scolastiche al problema della droga, dall’angoscia degli studenti per il loro futuro, al loro legame con il professore.
Insegnare quindi è un percorso mai scontato e mai univoco. Molti sono gli aspetti che Lodoli mette in evidenza come il disinteresse da parte di molti studenti a conoscere la politica e a studiare il passato, la storia, l’arte che sembrano essere in una scatola chiusa a chiave. Al contrario invece, essi mostrano grande interesse per il presente che Lodoli definisce una “dittatura” costituita dalla moda, dalla globalizzazione che chiude tutte le prospettive. Altri aspetti degli studenti di oggi sono i diari pieni di frase d’amore più che appunti sui compiti da sostenere; zaini pieni di peluche; cellulari che squillano durante la lezione. Ovviamente, egli mette in evidenza anche la parte di studenti che amano studiare e che sono interessanti ad apprendere.
Un altro aspetto che va notato nella scuola italiana è la presenza di insegnanti non molto giovani, che come Lodoli superano i cinquant’anni e che fanno fatica a decifrare le inquietudini e i problemi dei ragazzi, pur provando a leggere riviste musicali, a guardare programmi televisivi e a leggere libri che amati dai ragazzi. Sarebbe necessario avere quindi più insegnanti giovani che siano da stimolo.
Questo è un aspetto da rilevare ed è una conseguenza del fatto che gli insegnanti giovani per anni sono precari, insegnando per pochi mesi e, se sono fortunati, e per altri pochi mesi nel giro di anni in diverse scuole. L’insegnante giovane di ruolo è oggi una realtà abbastanza difficile da realizzarsi.
La cosa fondamentale però è che di questi errori nella scuola non avrebbe senso parlarne se dietro di essi non ci fossero i tanti lati positivi che si possono instaurare tra un insegnante ed un allievo e la passione degli insegnanti a svolgere il loro mestiere, quindi quelli che Lodoli definisce i “cuori”.
Dalle riflessioni che egli fa, se ne possono trarre altre. Per esempio, non si è mai indagato su quanti siano i docenti che insegnano con passione e quanti invece lo fanno per ripiego. Sicuramente c’è chi insegna solo in attesa di altro, anche se ci sono casi in cui il ripiego si trasforma in una vera e propria passione , come è accaduto per lo stesso Lodoli. Spesso chi desidera insegnare non riesce ad entrare in una scuola che però è occupata da altri che insegnano con la speranza di andare via e trovare un lavoro di maggiore gradimento.. In questi casi può avvenire che il docente demotivato trasmetta la sua noia, il suo disinteresse ad insegnare nell’alunno. Di conseguenza in un alunno poco volenteroso il suo desiderio di apprendere si annulla completamente.
Purtoppo questi sono aspetti che vengono calcolati molto marginalmente, anche se andrebbero affrontati con maggiore serietà.
Ciò ovviamente non significa che il mancato apprendimento e la poca voglia di studiare degli allievi sia dovuto agli insegnanti. Ogni caso è diverso e dipende da molti fattori. Infatti ci sono casi in cui pur essendoci insegnanti molto preparati, che insegnano con passione e con comprensione nei confronti dei ragazzi, non vi sono risultati positivi da parte degli allievi.
Comunque, sia con allievi studiosi o poco interessati allo studio, nella scuola è necessario che vi siano insegnanti che credono nel loro lavoro, che insegnano con passione, che amano il contatto con generazioni diverse dalla propria, riuscendo cosi a trasmettere il loro insegnamento agli alunni e a capire anche le loro problematiche.
Valeria Schiavi

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