Cormac McCarthy: da perfetto sconosciuto al Pulitzer

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Da perfetto sconosciuto, fino a diventare uno dei massimi scrittori contemporanei di narrativa. Forse neanche Cormac McCarthy stesso ci avrebbe sperato. Eppure grazie ai fratelli Coen, che nel 2007 hanno portato sullo schermo uno dei suoi romanzi, “Non è un paese per vecchi”, McCarthy ha avuto quell’attenzione che prima non aveva.

Figura solitaria ed anomala all’interno del panorama letterario mondiale, Cormac McCarthy, nato a Providence nel Rhode Island, nel 1933 non ha mai amato i salotti dell’ipocrisia intellettuale ma si è sempre tenuto dietro la lente d’ingrandimento, un po’ all’oscuro da ogni logica di mercato internazionale. I suoi soggetti e i suoi libri sono delle opere “difficili”, non adatte per il loro contenuto ad avere successo in un mercatino globale della “letteratura” che aspetta soltanto il facile romanzetto d’amore capace di vendere milioni di copie. Lontano da tutto ciò McCarthy nella solitudine della cittadina di El Paso, dove ha deciso di vivere, ha intrapreso una carriera particolare, in cui il paesaggio da lui vissuto si rifletteva nei libri che poi andava a scrivere (è il caso dei western Cavalli selvaggi, Oltre il confine e La città della pianura). Eppure, nonostante il suo nome circolasse tra una ristretta elite di lettori e il film dei Coen ne avesse acclamato il genio, la sua vera e definitiva consacrazione è arrivata nel mese di aprile del 2007 quando gli venne insignito il Premio Pulitzer per la letteratura per il suo decimo romanzo: “La strada” (anch’esso recentemente portato sullo schermo da John Hillcoat, già autore dello splendido western “La proposta”).

La strada è uno di quei libri che si portano dietro fin dall’inizio la carica emotiva e l’importanza che hanno, perchè in ogni piccola parola, in ogni singola espressione e desrizione si cela la sofferta constatazione che da pagina a pagina può succedere qualsiasi cosa. Infatti, il libro ci racconta la storia di un padre e di suo figlio (entrambi resteranno senza nome per l’intera narrazione) che a seguito di una catastrofe dovranno lottare per la sopravvivenza in una Terra ormai ridotta all’ombra malvagia di se stessa. Tutto è distrutto e sofferente, la natura azzerata, il cielo grigio, il mare nero. Predoni vagabondanti sulle strade alla disperata ricerca di cibo, una lotta vitale “per la vita”. E’ in questo scenario cupo e sottratto di ogni speranza che il padre deve riuscire in ogni modo a salvaguardare suo figlio, un elemento troppo debole per un mondo del genere.

Da molti considerato come l’apice compositivo di McCarthy, questo romanzo ci conferma un globo in sofferenza. In modo voluto lo scrittore non ci da indizi sul perchè la Terra si trovi in queste condizioni: è accaduto e basta, come a voler annunciare la situazione futura sul pianeta se l’uomo non inizi a comprendere l’importanza di preservare ciò in cui vive.

In questo mondo dilaniato emerge incondizionato l’amore di un padre per suo figlio, che viene raccontato attraverso dei dialoghi essenziali che mostrano quanto il loro rapporto sia profondo e reciproco. Poche parole per capirsi, l’uno il mondo intero dell’altro, eroi di sopravvivenza in un pianeta che sembrerebbe lontano dal nostro ma che invece ne è soltanto la triste anticipazione…

“Il bambino stava lì seduto e ciondolava. L’uomo lo teneva d’occhio per evitare che ruzzolasse tra le fiamme. Scavò coi piedi delle piccole buche nella sabbia per le spalle e i fianchi del bambino, dove si sarebbe coricato, e gli si sedette accanto abbracciandolo e scompigliandogli i capelli davanti al fuoco perché si asciugassero. Tutto questo come un rituale antico. Così sia. Evoca le forme. Quando non ti resta nient’altro imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra…”

Davide Di Legge

4 pensieri su “Cormac McCarthy: da perfetto sconosciuto al Pulitzer

  1. anton

    gran bel post…ottima scelta parlare di Paul McCarthy, magari ai più sconosciuto, ma sicuramente degno protagonista di uno dei tanti post di questo blog.

  2. Valeria

    non ne avevo mai sentito parlare…da ignorante che sono…ma devo ammettere che mi ha incuriosito attraverso l’ottima recensione che ne hai fatto!Andrà nella mia lista dei libri da leggere!

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